La chiesa di Faifoli
La chiesa di Faifoli è
situata nei pressi del comune di Montagano ed ha origini molto antiche. A lei
venne affidato il nome “Faifoli” che deriva dal termine latino “Fagifulae” che
rimanda all’antico paese caratterizzato dalla presenza di faggi. Le prime
testimonianze di Fagifulae risalgono agli inizi dell’800 quando vengono
ritrovati e studiati scritti dello storico romano Tito Livio che, però, ne
parlava male in quanto alleato dei Romani che consideravano gli abitanti di
Faifoli popolazioni barbariche e belliche. Successivamente l’impero Romano divide il sud Italia e in particolare
il nostro territorio in sette municipi: Isernia, Sepino ,Trivento, Buca,
Larino, Faifoli e Bojano. Da qui, inizia la fama di Faifoli poiché il suo
“municipio” comprende un vasto territorio. Durante l’epoca di San Benedetto a
Faifoli viene fondato un monastero e ciò è provato dalle documentazioni
risalenti al 1134 che attestano la sua presenza. La chiesa di Faifoli secondo
il Galluppi esiste da molto prima dell’anno 1000. Nel portale c’è un chiaro
riferimento alla data 1200 che attesta un primo restauro della chiesa. Nel
corso della storia la chiesa ha subito molte restaurazioni a incendi, crolli e
terremoti che l’hanno portata a variare molteplici volte la sua fisionomia. Il
primo restauro risale al 1260. La chiesa venne riconsacrata e nel 1278 vi entrò
come novizio Pietro Angelerio che successivamente prese il nome di Papa
Celestino V. Il monastero di Faifoli seguiva la regola benedettina: ORA ET
LABORA e quindi oltre a pregare, i monaci si dedicavano all’agricoltura ed
erano molto acculturati tanto che Faifoli era una delle poche scuole esistenti
sul territorio. Intanto, il feudatario di Montagano Simone di Sant’Angelo
tormentò i frati cercando di rubare oro, terre, acqua e mulini. L’abate Pietro
Celestino tornò a Faifoli per ripristinare l’ordine, mise a tacere il Signore
di Montagano chiedendo l’intervento del re Carlo d’ Angiò, fece ricostruire la
chiesa e, dopo due anni, lasciò l’abbazia. Dopo cinque anni il feudatario
riprese il sopravvento. La chiesa e il monastero rimasero chiusi per molto
tempo fino al 1690 quando il cardinale di Benevento, monsignor Orsini, si recò
a Faifoli e, colpito dalla sua ellezza e dalla forte religiosità dei cittadini,
decise di far restaurare la chiesa. Venne nominato un nuovo abate che donò ad
Orsini un quadro che ritraeva la Madonna, il Bambino, San Benedetto, San
Celestino V, San Filippo Neri e San Domenico. Orsini scelse, innamorato della
chiesa di ridonare il quadro che attualmente è esposto nella parete retrostante
l’altare. Nel 1805 la chiesa e il territorio circostante, vennero colpiti da un
terremoto che la fece crollare. Nel 1810 i beni della chiesa vennero messi
all’asta e acquistati da Quintiliano Petrone che fece restaurare la chiesa.
Successivamente, il territorio passò nelle mani della famiglia Ianigro che si
dedicò alla costruzione nei paraggi di una nuova villa. Nel 1971 la chiesa
venne di nuovo restaurata, ma in modo superficiale ed intorno al 1995-1996 il
comune acquistò la chiesa ed effettuò una restaurazione, che si concluse nel
2007 quando la chiesa tornò ad avere una struttura più fedele all’originale.
Attualmente la chiesa appartiene al comune come anche il suo giardino che
ospita una grande varietà di piante e fiori di specie molto differenti. Questo
giardino ospita un viale che viene aperto solo nel giorno della ricorrenza
della “Madonna della Transumanza” ovvero nell’ultima domenica di aprile.
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